INTERVISTA A SILVIA MIMMOTTI: lo sviluppo della sfera sessuale nel bambino.

Ciao Silvia, grazie per aver accettato questa intervista. Raccontaci chi sei e conosciamoci meglio.

Ciao Annalisa, grazie a te per questa occasione di confronto e discussione che spero possa essere motivo di riflessione per molti genitori. Mi chiamo Silvia Mimmotti, una Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°19723). Sono inoltre consulente sessuologa e di coppia (iscritta S.I.S.E.S.). Svolgo, a Milano e saltuariamente nella provincia di Ancona, la mia attività per adolescenti, famiglie e coppie sia presso lo studio che a domicilio. Mi occupo di promozione del benessere psicologico e di educazione sessuale. Ad oggi, collaboro con un centro psicoeducativo milanese per interventi a domicilio di sostegno al bambino/adolescente con DSA. Nel mio percorso formativo e professionale ho approfondito principalmente l’ambito psiconcologico. Sono tutor dell’apprendimento per bambini e adolescenti con disturbi specifici dell’apprendimento e sto frequentando il master in tecniche di rilassamento e psicoterapiche integrate.

Entriamo subito nel vivo dell’argomento sessualità. Quali sono, a grandi linee, le tappe che attraversa il bambino (e poi l’adolescente) quando parliamo della sfera sessuale ?

Tutto inizia dalla semplice curiosità di andare a toccare e vedere cosa c’è in quella parte del proprio corpo che solitamente è coperta. Intorno ai 2-3 anni i bambini sono capaci di riconoscere le differenze fisiche tra maschi e femmine (ossia il sesso biologico). Verso i 3-5 anni invece spiccata è la curiosità sessuale (tipiche di questo periodo le domande sul “pisellino” e la “fessurina”, “come nascono i bambini?”). Intorno ai 5-7 anni, questo processo tende a ridimensionarsi e l’interesse si rivolgere nuovamente alla manipolazione ed esplorazione dei propri genitali. Tra i 9/10 anni e i 12/13 (pubertà e preadolescenza) i bambini strutturano meglio la propria identità di genere e tendono a giocare quasi esclusivamente con i coetanei dello stesso sesso. In adolescenza si ha una nuova percezione della propria sessualità grazie al raggiungimento della maturità fisiologica e della capacità riproduttiva. E’ in questa fase che l’interesse sessuale li porta a fare esperienze diverse da quelle fatte fino ad ora e la curiosità li spinge a cercare informazioni alle proprie domande.

Il genitore vorrebbe essere sempre una guida per il bambino, in tutte le fasi della crescita e in tutte le dimensioni della sua vita. Come può il genitore essere una guida presente, quando osserva una curiosità del bambino rispetto al proprio corpo?

Questi giochi autoerotici sono normali e sani, fanno parte del processo di crescita. Si ricorre ad essi come gioco. Il consiglio principale che mi sento di dare ai genitori che notano un comportamento simile nel proprio bambino è di non colpevolizzarlo o punirlo o giudicarlo negativamente anche con segnali non verbali. Il genitore inoltre non dovrebbe spaventarsi o fare di tutto per evitare le domande dei figli. E’ buona cosa rispondere in maniera semplice, serena e chiara alle loro curiosità relative alla sessualità. Impiegate tempo per spiegare a vostro figlio che giocare con il proprio e altrui corpo è molto piacevole ma a condizione che tutti i partecipanti siano d’accordo. Intervenite solo per insegnare che questi comportamenti è opportuno tenerli in un luogo appartato come la propria camera. Può anche essere una buona idea informarsi su libricini riguardanti l’educazione sessuale adatti all’età del proprio figlio e dedicare del tempo per sfogliarli insieme.

A tuo parere, il comportamento del genitore, dovrebbe modificarsi quando si trova a dover affrontare la sessualità in fase adolescenziale?

I consigli sono gli stessi che si dovrebbero tenere con i bambini: rispondete in maniera semplice, serena e chiara alle loro curiosità. Mettete a suo agio vostro figlio, fategli capire che in famiglia si possono affrontare anche questi argomenti. Rispettate inoltre i suoi tempi e le sue curiosità. Si può iniziare con il dare le prime informazioni, senza tralasciare l’educazione alle emozioni ma anche la conoscenza del corpo e dell’altro. Istruiamolo riguardo a: gravidanza, genitali, tabù, malattie sessualmente trasmissibili, contraccettivi, dipendenza. Trasmettete inoltre: il rispetto e la cura che i ragazzi dovrebbero avere per il proprio e l’altrui corpo, la bellezza della sessualità e del rapporto fisico e mentale con l’altro. Aiutateli a prendere coscienza della dimensione del piacere e del desiderio. Accompagnate i vostri figli nello sviluppo di un atteggiamento critico di fronte alle informazioni inerenti la sessualità che possono trovare su internet o che inviano in continuazione mass media e società. Parliamo loro dei servizi sanitari e delle possibilità che la comunità offre circa l’educazione alla sessualità o come intervento e sostegno.

Lavorando a contatto con le famiglie, mi è capitato di percepire disagio da parte di qualche genitore nell’affrontare l’argomento: quali possono essere le motivazioni?

Il sesso è uno dei tabù più grandi della nostra epoca, gli adulti non fanno eccezione in questo. L’imbarazzo, il pudore e il timore di parlare di argomenti di cui non sono pienamente ferrati sono le cause principali di questa reticenza. Se non si è abituati a trattare questo tema con i propri figli sin dall’infanzia, arrivati all’adolescenza si ha un ulteriore blocco: sia -appunto- per mancanza di “abitudine”, sia perché può essere di ulteriore impatto accettare che il “proprio bambino/a” sia cresciuto/a, abbia nuovi bisogni e necessiti di risposte diverse rispetto a quelle che gli sono state sufficienti fino ad ora.

Viviamo nell’era del digitale: internet permette di poter reperire qualsiasi informazione in tempo reale, se si ha a disposizione un cellulare, un tablet o un computer. Gli stessi bambini imparano fin da piccoli a usufruirne. I famosi “blocchi” che il genitore può applicare a questi supporti sono utili e funzionano, nella misura in cui il bambino non ha accesso ad altri supporti non controllati. Quale impatto hanno questi mezzi di ricerca di informazione, proprio in quelle fasi in cui il bambino ha bisogno di risposte sulla sfera sessuale?

L’avvento di internet ha portato una rivoluzione anche in rapporto alla sessualità. Da una parte è maggiore e più semplice l’accesso alle informazioni riguardanti questo tema, dall’altra è più facile che in mezzo a tanta offerta, la qualità dell’informazione venga meno o non sia facile da cogliere. Accanto alla cattiva informazione, il risvolto negativo per l’educazione alla sessualità, è la diffusione dei comportamenti inappropriati sul web (come il cyberbullismo, gli adescamenti, le false identità, il sexting) e la mancanza di riferimenti alla sanità in tema di sessualità e sulla violenza sessuale. Il mondo informatico crea distanza e la più allarmante è quella tra gli adolescenti (Nativi Digitali o ND) e i loro genitori (Nati Analogici Morti Digitali o NAMD). Il rischio per gli adolescenti di oggi è anche quello di essere assorbiti da questo mondo, arrivando spesso a confondere la realtà/relazione/sessualità reale con quella virtuale.

L’educazione della prole è influenzata dalla cultura di riferimento della famiglia nativa. Come può, la cultura, influenzare la percezione della sessualità e l’educazione della stessa?

Niente più della cultura in cui cresciamo e in cui siamo educati influenza il sesso, la sessualità, la nostra identità, la percezione di noi stessi e del mondo e condiziona il modo in cui noi entriamo in relazione con l’altro. Non da meno, sui valori e sul comportamento sessuale, gravano le credenze religiose. Siamo arrivati alla relativa libertà sessuale dei nostri giorni grazie alle innumerevoli battaglie per l’affermazione dei diritti, alla continua trasformazione culturale che c’è stata e agli studi che si sono mossi in questa direzione. Oggi la cultura mette le sue radici attraverso la televisione, il cinema, la pubblicità, i video-giochi che alimentano gli stereotipi legati alla sessualità, la concezione edonistica, diminuiscono e sminuiscono la dimensione relazionale. Il corpo della donna è spesso strumentalizzato, è oggetto di consumo; quello dell’uomo è virile, energico, votato all’azione. In entrambi i casi non deve lasciare spazio ad imperfezioni- debolezze-fragilità.

Fin ora abbiamo fatto un po’ di chiarezza su come il genitore può gestire la curiosità del bambino rispetto alla sessualità. Forse è importante anche interrogarsi e definire che peso e importanza ha la sfera sessuale nella vita di un essere umano. Il bambino, che come già detto, impara a definirsi come persona anche rispetto a questa dimensione, fortemente influenzata dalla cultura di riferimento.

La sessualità non deve essere più un tabù nella nostra società dal momento che è una componente centrale dell’essere umano e fondamentale nella nostra vita personale – affettiva – relazionale; è qualcosa di molto più ampio del “comportamento sessuale”, al quale, sfortunatamente, viene talvolta limitata; serve per conoscere il proprio corpo e la propria immagine corporea e, successivamente, quelli dell’altro. Rafforza la fiducia in se stessi. La sessualità riguarda: la vita, le diversità’ e la percezione di se stessi. Essa inoltre favorisce lo sviluppo sensoriale del bambino ed il comportamento responsabile. Sarebbe giusto che, prima di tutto, noi adulti fossimo informati ed educati su questa tematica per essere in grado e sentirci tranquilli nel poter dare le corrette spiegazioni a figli, adolescenti e studenti che ci pongono domande al riguardo. Dobbiamo controllare la circolazione di una buona e giusta informazione sulla sessualità. Essa è anche essenziale per evitare che le malattie sessualmente trasmissibili si diffondano. Ignorare o non essere educati anche sotto questo aspetto genera ansia, rabbia, vergogna, sconforto, dubbio, errore, violenza, abuso, omofobia, odio, pregiudizio. Promuoviamo l’educazione sessuale perché anche essa rientra nella sfera della salute e della prevenzione.


Ringrazio Silvia per la sua preziosa collaborazione.

Vi lascio con un comunicato stampa Censis, per darvi un’idea di quanto l’educazione sessuale sia un tema da affrontare con i giusti mezzi informativi, a partire dal momento in cui il bambino rimandi una curiosità sull’argomento:

Il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi. La quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. L’età media al primo rapporto sessuale è di 16,4 anni, 17,1 anni è l’età media al primo rapporto completo. Il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di stare sempre attento per evitare gravidanze, ma una quota minore (il 74,5%) si protegge sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale. La distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara tra i giovani. Il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis sulla sessualità dei millennial e dei giovanissimi con il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur-Msd e distribuita da Msd Italia” (www.censis.it).

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